Sport. Una pièce.

di Elfriede Jelinek

progetto in più studi in prima nazionale
traduzione e performance Roberta Cortese
regia Lorenzo Fontana
disegno luci Luigi Chiarella
foto di Paolo Santonè

Estratto video primo studio | estratto video secondo studio

Dal premio Nobel per la Letteratura 2004, una pietra miliare nella produzione dell’autrice e nella storia del teatro tedesco. Un testo che tratta lo sport come metafora della guerra, con i grandi atleti assimilati agli eroi classici. Rinunciando ad un vero intreccio e rompendo la distinzione tra vittime e carnefici, Jelinek esplora il mondo della violenza e della morte attraverso personaggi-fantoccio portatori di un logos che è il vero protagonista della pièce. Prima messinscena nel 1998 al Burgtheater di Vienna con la regia di Einar Schleef: 142 interpreti (tra cui Roberta Cortese), 5 ore la versione breve, 7 quella lunga. Un’attrice sola invece in questa prima versione italiana, a sottolineare il valore della “prestazione” (atletica, militare, teatrale), ad esaltare l’ironica autoreferenzialità di Jelinek (qui “doppiata” dalla sua traduttrice), a rafforzare l’impatto con il testo stesso. Il progetto si sviluppa per tappe, a partire da una suddivisione già presente nel testo. La prima parte (studio I e II, regia Lorenzo Fontana) può essere intesa come preparazione (atletica e psicologica) alla guerra; a metà è inserito un “rapporto intermedio”, che prende spunto da due fatti di cronaca per indagare più direttamente sulle dinamiche della morte; nella parte che segue la guerra è ormai in atto e la pièce si conclude con un monologo dell’autrice.

Prima nazionale primo studio 17 gennaio 2009 – Teatro dell’Acquario di Cosenza | prima nazionale secondo studio 23 luglio 2009 – Festival Teatro a Corte – TPE | coproduzione Satyikon / Associazione 15febbraio / Centro R.A.T. / Festival delle Colline Torinesi / Fondazione Teatro Piemonte Europa | con il patrocinio dell’Elfriede Jelinek-Forschungszentrum Wien

RS

LO SPORT SI FA GUERRA CON ROBERTA CORTESE
In una scenografia scarna ed essenziale si snoda un testo che parte da temi apparentemente comuni, futili e quotidiani, fino a sfiorare questioni importanti ed essenziali. L’opera, attraverso un’abile tecnica di montaggio, fonde elementi leggeri e buffi ad altri duri e perfino ostici. Si alternano così questioni più banali, quasi pop, come l’importanza dell’aspetto fisico con aspetti legati al dolore e alla morte.
Gessica Franco Carlevero – Krapp’s last post – 26 luglio 2009

SDOPPIAMENTO NELLA PIÈCE DELLA CORTESE ALL’ACQUARIO
“Lo sdoppiamento. Così si apre “Sport. Una pièce” messo in scena sabato sera al Teatro dell’Acquario. […] La proiezione del testo in tedesco, tradotto dallo stesso personaggio che interagisce con il suo alter ego che sembra ritornare dal passato da un supporto estremamente contemporaneo, il video. […] Una stanza piccola e che richiama un rapporto confusionario con lo sport, rappresentato dai miti attuali incorniciati, David Beckham, Ronaldo, Luis Figo ma anche Madonna, destinati a cedere non solo dal muro. L’introspezione della madre/Elettra è un dialogo cinico, ironico e amaro con un figlio atleta. […] Una critica alla società dei media, che crea falsi miti, che nel loro ruolo privato non riescono a liberarsi dell’immagine pubblica troppo incombente. […] Un dialogo con un figlio morto, tra i giochi di tono della voce della Cortese, che alterna la severità dell’ammonimento di una madre che rimprovera sì il figlio ma in generale la società, a momenti di interazione ironica e rassegnata con la stessa società, assoggettata al potere dei media. […] Si esibisce il linguaggio non solo come mezzo d’espressione di costellazioni psicologiche ma come secondo attore di una pièce in cui non manca una musica più che attuale ed una chiusura stroboscopica da disco.”
Maura Zinna – “Il Quotidiano della Calabria” – 19 gennaio 2009

LA JELINEK INCANTA COSENZA
L’austriaca mette in scena la guerra tra i sessi
Una guerra tra i sessi, soprattutto tra madre e figlia, padre e figlio, che permea anche l’ultima messa in scena, e che di certo ha molto di psicologico e psicanalitico rintracciabile già nelle antiche tragedie greche. […] Dopo “La Regina degli Elfi”, il regista Lorenzo Fontana torna ad affrontare il teatro della Jelinek. […] Una sola interprete: una straordinaria Roberta Cortese. Come alter ego della Jelinek, Roberta Cortese è andata a catturare subito l’attenzione su di sé, muovendosi, vestendosi e svestendosi lentamente, tra la spoglia scenografia fatta di icone dello sport e vip appesi sulle nude pareti, due sedie, uno specchio, un comodino armadio, arredato di lumino e una lampada porta parrucche. Come nei tre atti canonici di una rivisitazione in chiave contemporanea di un’antica tragedia greca, Roberta Cortese è andata a farsi corifea di se stessa, traine d’union tra il pubblico e la controversa e malata psicologia del suo personaggio: un’eroina contemporanea a metà tra Giocasta, Elettra e Medea, sullo sfondo dell’attuale guerra, rappresentata metaforicamente e combattuta su piste da sci, campi di calcio, e tutti gli avvenimenti sportivi che suscitano un certo interesse sulle masse. Eroi atleti sono i nuovi grandi guerrieri, vincitori che non portano più a casa regni, ma che lottano unicamente per essere incoronati da marchi sportivi griffati, e modelli di grido all’ultima moda, mentre una madre li aspetta a casa per possederli anche sessualmente. […] Il tutto nelle atmosfere create dal disegno delle luci di Luigi Chiarella viene raccontato con grande ironia, grande cinismo, fino ad arrivare a momenti di grande divertissement.
Francesca Mazzotti – “Calabria Ora” – 19 gennaio 2009