I motivi per far conoscere Elfriede Jelinek in Italia

di Rita Svandrlik, Università di Firenze

A Elfriede Jelinek riesce un’impresa molto ardua, quella di conciliare con la ricerca poetica un impegno senza cedimenti anche su temi di strettissima attualità. All’interno di tale costante la sua sfida artistica muta con ogni opera, sia che si tratti di denunciare le connivenze degli Austriaci con il nazismo durante l’Anschluss e il tentativo di nasconderle nel dopoguerra, sia che si tratti del confronto “immediato” con la guerra in Iraq, i fatti di Abu Ghraib o la crisi finanziaria mondiale.
La volontà di ricordare, di preservare la memoria, di ricostruirla con la scrittura, di ridare, secondo la lezione di Roland Barthes, la dimensione storica a fenomeni presentati come immutabili, porta a risultati testuali sempre diversi grazie alla ricerca sperimentale sulla scrittura, perché, come Jelinek dice in un’intervista, il suo lavoro consiste nel trovare soluzioni estetiche alla rappresentazione di temi impegnati senza trasfigurare esteticamente gli accadimenti storici. La sua ambiziosa, coerente e costante ricerca artistica è volta a elaborare forme esteticamente innovative, in polemica con l’arte della bella apparenza e con ogni forma di manipolazione tramite identificazione del lettore/spettatore. Un ulteriore aspetto affascinante della sua scrittura è la rielaborazione e il montaggio di testi letterari e filosofici da tutta la nostra tradizione occidentale, perché tutto è già stato detto, ogni nostra frase è una citazione, ma si può fare in modo che il linguaggio stesso faccia emergere un significato nuovo.
A differenza di altri paesi, come anche la Francia, l’Italia ha recepito e tradotto solo parzialmente l’opera di Jelinek, in particolare per quel che riguarda i testi teatrali (molto rappresentati in tutti i teatri di lingua tedesca), e ciò costituisce una lacuna da colmare, tanto più che in Italia abbiamo la fortuna di avere una traduttrice e interprete così in sintonia con la particolarità dei testi di Elfriede Jelinek come Roberta Cortese.

In foto: Elfriede Jelinek in Prater, film Ulrike Ottinger

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